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Gli uccelli possono parlare? Come uno scienziato ha decifrato la lingua nascosta della foresta

  • Mar 16
  • 3 min read

Updated: 33 minutes ago

Cinguettare ora ha molta più grammatica
Cinguettare ora ha molta più grammatica

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Quando ascoltiamo il canto degli uccelli, di solito sentiamo solo un bel rumore. Per centinaia di anni, gli scienziati hanno creduto che i suoni degli animali venissero usati solo per mostrare sentimenti semplici, come la fame, la paura o il desiderio di trovare un compagno. Davamo per scontato che la foresta fosse piena di istinto, ma del tutto priva di parole vere e proprie. Eppure, in alto tra gli alberi delle montagne di Nagano, in Giappone, un minuscolo uccellino sta silenziosamente cambiando tutto ciò che sappiamo sul linguaggio.


Professor Suzuki
Professor Suzuki

La cincia giapponese, un piccolo uccello canoro spesso cacciato da corvi, gatti selvatici e serpenti, fa grande affidamento sulle vocalizzazioni per sopravvivere. Per vent'anni, lo scienziato Toshitaka Suzuki ha osservato meticolosamente questi uccelli, registrando la loro vertiginosa varietà di richiami quotidiani. Ciò che ha scoperto frantuma la nostra visione antropocentrica della comunicazione. L'idea che gli uccelli possono parlare usando parole specifiche e mirate, piuttosto che rumori generici, è finalmente passata dal regno del mito a una realtà convalidata dalla comunità scientifica.


A Japanese tit looking down on the ground for ‘snake’ warning calls
A Japanese tit looking down on the ground for ‘snake’ warning calls

La svolta è arrivata da una minaccia strisciante. Suzuki notò che gli uccelli usavano un suono unico e aspro, ja-ja, solo quando un serpente del grano giapponese era nelle vicinanze. Per verificare se si trattasse di una parola specifica, riprodusse una registrazione del richiamo mentre trascinava un bastone su un albero con uno spago. Gli uccelli si avvicinarono immediatamente e ispezionarono la corteccia, dimostrando di essersi formati una precisa immagine mentale di un serpente. Tuttavia, le parole isolate erano solo l'inizio; questi resilienti sopravvissuti hanno padroneggiato uno strumento linguistico molto più complesso.

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